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La
villa Genovesi con il caratteristico
"galletto". |
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LA
STORIA: - Villa Genovesi, detta anche “Villa del
gallo”in virtù di un galletto di ferro che
domina la torretta circolare, è stata costruita
alla fine del 1800. Il
terreno compreso tra il mare, via Trento, via
Nazionale e lato Nord (dove oggi c’è
l’Hotel Pagano), fu venduto al Dott. Francesco
Genovesi dalla famiglia Quagliata. Medico,
originario di Barcellona Pozzo di Gotto, titolare
di un centro termale a Messina, Francesco Genovesi
venne a S.Alessio Siculo grazie alla sua amicizia
con la famiglia Mauro Leo. Divenuto
proprietario del terreno, fece costruire
l’importante struttura con due ingressi, uno
verso la via Nazionale e l’altro verso il
mare.
La particolarità era rappresentata dai tetti
spioventi e dalla torretta circolare alla cui
sommità vi era un galletto di ferro divenuto poi
il simbolo degli Alessesi. Nel
terreno antistante il mare fece costruire delle
dependance; quella lato Nord fu Utilizzata come
cucina e magazzino, quella lato Sud come alloggio
per il personale e gli
amici. Il terreno verso via Nazionale ebbe una
sistemazione a verde con numerosi fiori e piante,
soprattutto palme di cui9 due altissime. Con
una comproprietaria del terreno, esattamente la
Sig. Giovanna Quagliata, il Dr. Genovesi ebbe una
relazione da cui nacque un figlio, Mario,
legittimato con entrambi i
cognomi. I
due fratelli, Mario Genovesi Quagliata e Mario
Genovesi La Rosa nel 1910, alla morte del
padre, si divisero la proprietà. Il primo ereditò
la Villa, la dependance lato Nord
e il terreno fino alla va Nazionale; il secondo la
restante area con le relative costruzioni fino
alla via Trento. La proprietà lato mare era
delimitata da un cancello Di
ferro, posto fra le due dependance; verso la via
Nazionale da una ringhiera in ferro Battuto
con un cancello d’ ingresso, sempre in ferro
battuto, fissato ad due pilastri in mattoni in
cima ai quali erano posti due puttini. Mentre il
cancello ancora esiste, la Ringhiera,
nel periodo fascista, fu sostituita da un muretto
rivestito parzialmente con mattonelle di
terracotta lavorata. Verso la via Trento la
proprietà era delimitata da alcune costruzioni
interrotte da un muretto di pietrame. Mentre
Mario Genovesi La Rosa vendette la sua proprietà
fino a via Trento a privati Che
vi costruirono abitazioni, la restante area
seguì una sorte diversa. Giovanna
Quagliata, madre di Mario, sposò Pasquale
Cacopardi proprietario terriero Di
Forza D’ Agrò. Da quest’ unione nacquero
quattro figli, di cui una Rosina, sposò l’
Avv. Pasquale Russo di Barcellona. Rosina e
Pasquale ebbero due figli, Giuseppe ed Anna, che
sono stati gli ultimi proprietari della Villa;
Giuseppe è morto nell’anno 2001
e Anna vive a Barcellona Pozzo di Gotto. |
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POLO
DI NOTEVOLE INTERESSE CULTURALE: - Il
Comune, finalmente, con l’acquisizione e
la successiva ristrutturazione, ha
recuperato Villa Genovesi dallo stato di
abbandono in cui versava e con l’apertura
al pubblico dà al paese, per la prima
volta, una struttura stabile dove poter
predisporre attività ricreativo-culturali. Il
recupero e la ristrutturazione di Villa
Genovesi ha un notevole significato:
quello Di
aver creato un polo culturale importante,
oltre che unico per il paese, valorizzando
L’aspetto storico culturale di S.Alessio
rendendo testimonianza di un passato
nuovamente leggibile. La dependance lato
Nord è diventata sede della Biblioteca
Comunale e dell’Associazione Turistica
“ProLoco” Arghennon Akron; mentre la
Villa ospiterà mostre di notevole interesse
culturale e artistico. Attualmente, al suo Interno,
è possibile ammirare tre reperti
archeologici del I secolo d.C. e
precisamente Un’anfora nord-african,
un’anfora nord- africana, un’anfora
fondo piano e un ceppo D’ancora con
astragali a suo tempo affidati in deposito
alla ProLoco di S.Alessio Siculo dalla
Sovrintendenza Archeologica di
Siracusa.
Tali reperti archeologici sono Stati
ritrovati nei fondali antistanti Capo
S.Alessio e ci auguriamo che presto le altre
anfore a fondo piano (in tutto n.8),
che attualmente sono conservate ed esposte
presso il Museo Archeologico di Giardini
Naxos, possano essere qui riunificati data
la notevole importanza dei rinvenimenti. |
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L’ARCHITETTURA:
- Riguardo all’argomento sarà fatto in seguito, se
è possibile e le notizie lo permetteranno, uno studio
più approfonditoLa
Villa si snoda su due piani collegati da una scaletta
di legno (quella attuale Non
è originaria) e con la ristrutturazione si è cercato
di portare in auge il suo Antico splendore senza
alterare la struttura e l’ architettura. Il piano terra
è a pianta Quadrata,
mentre al primo piano il quadrato viene spezzato dalla
creazione di piccole Verande che non sporgono alla sua
struttura. Per quanto riguarda la divisione degli
ambienti interni è stata lasciata quella originaria
proprio per non alterare la percezione dello spazio,
mentre l’arredamento non è quello della fine
dell’Ottocento. Rimane
ancora da valorizzare il pavimento con una buona opera
di pulitura ma soprattutto di lucidatura che farà
certo risaltare ancor più l’originario colore delle
antiche mattonelle. Le tegole sono del tipo
“marsigliese” uguali a quelle preesistenti Così
come le frangette e i decori metallici. Lato
mare verso Nord, addossata ala costruzione,
originariamente c’ era una scaletta circolare in
ferro che dal piano terra portava al piano primo;
davanti, lato Sud, un’ altra scaletta circolare
sempre in ferro portava dal piano primo alla torretta.La
Sovrintendenza di Messina è disposta al ripristino
delle due scale dopo aver accertato, attraverso
fotografie, la posizione e il tipo delle due scalette
esistenti.
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Il
terreno antistante la Villa è stato sistemato a
verde; è stata pulita l’ area, sistemate Panchine,
create aiuole e vialetti per il passaggio pedonale. Vi
sono anche spazi più Riservati che possono servire
per piccole manifestazioni ed eventuali spettacoli per
un pubblico amatoriale. L’ architettura esterna
della Villa, con il relativo parco, sarà Maggiormente
esaltata quando verrà fatta “l’illuminazione
artistica”, quando cioè sarà predisposta quel tipo
di illuminazione che metterà in risalto l’
architettura Dell’ intero immobile (compresa
la dependance) ed esalterà i toni chiaroscurali
Mettendo maggiormente in evidenza il valore
architettonico e spaziale della Villa E il fascino
delle due altissime palme.
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CONCLUSIONI
: - La
ristrutturazione di Villa Genovesi rientra
nel quadro di quelle degli antichi edifici
architettonici di un certo valore
artistico, che una volta ristrutturati non
devono essere lasciati chiusi.
Questi edifici devono essere valorizzati,
devono essere resi fruibili al pubblico,
devono diventare, nel loro insieme, una
realtà non soltanto percepita ma anche e
Soprattutto assimilata. Noi siamo certi
che col passare degli anni Villa Genovesi
diventerà, per ognuno di noi, veramente
una realtà assimilata. Noi siamo certi
che Col passare degli anni Villa Genovesi
diventerà, per ognuno di no,veramente una
Realtà assimilata. Purtroppo quando si
ristrutturano gli antichi edifici, è il
colore quello che non si riesce a
riprodurre è il colore originario. Anche
mettendoci tutta la buona volontà
possibile ed immaginabile non si riesce
mai a riprodurre il colore Di una volta.
L’ edificio antico è contraddistinto da
quello che l’ arch. Bruno Zevi, famoso
critico d’ arte, definiva “il colore
del tempo”. Ebbene “il colore del
tempo È quel colore che in natura
non esiste; è quel colore che l’
edificio e l’opera d’ arte In
generale, acquista col passare degli anni;
è il colore dato dallo smog, dalla
pioggia Dalla polvere, dalle intemperie in
genere. Questo “colore del tempo”
Villa Genovesi Lo acquisterà
spontaneamente col passare degli anni;
certamente sarà un colore simile a quello
attuale ma molto più suggestivo. Pertanto
ci fa piacere pensare che un Domani noi,
ma soprattutto chi verrà dopo di noi,
guardando la Villa potrà essere attratto
dalla dalla suggestione di questo colore e
provare quelle emozioni che Senz’altro
hanno provato tutti coloro che la
guardavano tanti anni fa.
S.Alessio Siculo, Agosto 2002
L’
Assessore ai Beni Culturali ed Ambientali
Arch. Giovanna Mastroeni
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